Diritti dei migranti, Diritti per tutti.

Diritti dei migranti = Diritti per tutti

primo marzo antirazzistaSabato 1 marzo 2014, in occasione della Giornata internazionale contro il razzismo, centinaia di persone hanno preso parte al corteo organizzato da “Milano senza frontiere”. Nata come giornata di sciopero e di protesta sotto lo slogan “Una giornata senza di noi”, per sottolineare l’importanza che i migranti hanno acquisito per merito in diversi ambiti lavorativi e sociali, questa data vuole anche dare espressione collettiva a tutte quelle voci, migranti e non, che quotidianamente ripudiano la legge Bossi-Fini, tutte le difficoltà a essa correlate e ogni forma di razzismo o discriminazione.

Questa legge in vigore dal 2002, e da allora oggetto di discussione, ha inasprito il “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, un decreto del luglio 1998 che regola il grande fenomeno naturale della migrazione in Italia. La legge Bossi-Fini, come Amnesty International ha evidenziato nel suo Rapporto Annuale 2006, genera preoccupazione per la reclusione fino a 60 giorni dei richiedenti asilo nei Centri di Identificazione ed espulsione (CIE), contrariamente a quanto previsto dalla normativa internazionale e dal principio di non respingimento, che vieta di rimpatriare o espellere forzatamente i richiedenti asilo verso Paesi in cui potrebbero essere a rischio di gravi violazioni dei diritti umani.

primo marzo migrantiLa legge Bossi-Fini prevede infatti che si possano utilizzare i mezzi della marina militare per far sì che i barconi traghettanti migranti irregolari siano respinti in acque internazionali, in modo che questi ultimi non sbarchino sul terreno italiano e che il loro riconoscimento, le eventuali cure mediche necessarie e l’analisi della loro richiesta d’asilo, diventino pratiche esauribili prima dell’ ingresso in Italia, o prima del loro respingimento nel Paese da cui erano scappati, come accadde per il respingimento avvenuto il 6 maggio 2009, che tuttavia costò all’Italia una condanna da parte della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo e un risarcimento monetario dallo Stato italiano di 15mila euro verso ognuno dei 22 migranti rintracciati che subirono il respingimento.

Nonostante la pioggia martellante e continua, circa 40 realtà fra onlus, centri sociali e singoli cittadini hanno percorso insieme la strada fra piazzale Loreto e piazza Duomo, ognuno sottolineando un diverso obiettivo ritenuto indispensabile da raggiungere, dallo ius soli al diritto di voto per i migranti risiedenti in Italia, dal rispetto del diritto al lavoro, come previsto dalla Costituzione italiana, alla chiusura immediata dei CIE.

Raggiunta piazza Duomo, diversi interventi hanno comunicato lo spirito della giornata e la manifestazione si è conclusa con la promessa di collaborazioni attive e costanti mantenendosi in rete grazie alle riunioni organizzate da “Nella stessa barca che riunisce in un’assemblea pubblica tutti coloro che vogliano partecipare e collaborare, “insieme per la costruzione di una società diversa, più solidale, più vivace, multiculturale e capace di guardare al futuro”, Spazio Mondi Migranti e il Primo Marzo Antirazzista.

Raimondi Giulia da Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

 

 

Molte volte gli uomini dimenticano di essere nati da una donna

IMG_1342“Molte volte gli uomini dimenticano di essere nati da una donna”…Così Adela, una delle mamme del progetto” Dateci Spazio”, arrivata qualche anno fa dalla Bolivia, concludeva il suo intervento al dibattito “DONNE SENZA FRONTIERE: IDENTITA’ E DIRITTI”, organizzato venerdì 7 marzo, a San Vittore Olona, dall’associazione culturale “La Zuppiera” in collaborazione con “Spazio Mondi Migranti” di Parabiago e con la partecipazione del gruppo di Saronno di ” Amnesty International” e della sartoria Rom “Jelesan” di Parabiago.

La magnifica serata si è aperta nel ricordo di Libanny Meijia Lopez, 29enne barbaramente uccisa a Milano insieme al figlio Leandro, di soli 3 anni. Sono seguite diverse testimonianze, da parte di varie anime femminili di diverse culture e provenienze, intervallate dalla lettura delle poesie di Alda Merini, interpretate dall’attore Sacha Oliviero.

Il primo intervento è di Alicia Erazo, carismatica giornalista ecuadoriana, soffermatasi su come le donne debbano abbattere i confini artificiali tra Stati, per potersi riconoscere sorelle, ed il secondo intervento di Graciela Heredia, vicepresidente dell’associazione ecuadoriana”El Condor ” di Legnano, che ha rivolto un pensiero particolare alle donne vittime di violenza e sfruttamento, sono intervenute Selma Benaouicha e Youssra Belhaj. Queste due giovanissime cittadine italiane originarie del Marocco, di soli diciannove e sedici anni , volontarie del Gruppo Giovani Musulmane di Legnano, con assoluta naturalezza e grande maturità, hanno affermato come “tutti quanti facciamo parte di un’unica patria, il mondo” e come anche le donne musulmane, debbano essere considerate al pari delle altre donne, nonostante portino un velo. Gli ultimi tre discorsi sono stati di Adela, che dopo la timidezza iniziale, si è lanciata in un appasionato discorso sui diritti delle donne in modo particolare denunciando come nel proprio paese, spesso le mogli sono sottomesse ai mariti ma nonostante tutto siano le vere protagoniste nella “gestione” del nucleo familiare e della vita dei loro figli, di Denni Jacome, anch’essa originaria dell’ Ecuador, volontaria ed insegnante di “Spazio Mondi Migranti”, che ha ricordato in modo grandiosamente ironico, l’esperienza del suo primo periodo in Italia ed infine Maia Radusan, consigliera del Consiglio Migranti Rho, proveniente dalla Moldavia, che ha parlato del suo doloroso passaggio dal Paese nativo all’Italia.

Ciò che ha colpito di ognuna di queste donne, non sono stati solo il carisma e la passione che ciascuna di esse ha adoperato nel proprio discorso, ma la gratitudine, il rispetto e l’amore che portano nei confronti dell’Italia, nonostante la politica discriminatoria per i migranti; ma non solo, ognuna di queste anime femminili, parlando delle differenze di ruolo della donna, tra la loro cultura e quella italiana, ha sempre citato la donna, come essere umano accomunato da valori universali, indifferentemente dalla nazionalità, cultura, religione o provenienza. E’ stato quindi semplice, per ciascuna donna presente, riconoscersi nelle parole di ognuna di queste meravigliose figure femminili, per la loro totale spontaneità, vicinanza ed assoluta empatia trasmessa.

Come diceva David Trueba, regista, scrittore e sceneggiatore spagnolo”le donne osservano la vita come fosse una melodia, con una struttura classica, principio e fine, con i momenti tristi e quelli allegri, ma sempre intonata, e nella tonalità ottimistica delle canzoni”

Ilaria, volontaria SMM

Lo Spazio al 1° Marzo Antirazzista

I DIRITTI PER LE/I MIGRANTI = DIRITTI PER TUTTE E TUTTI

La Milano antirazzista si mobilita come “Milano Senza Frontiere” e chiama tutte e tutti a scendere in piazza l’1 marzo per riportare l’attenzione sui diritti negati o violati delle cittadine e dei cittadini migranti.

La manifestazione dell’1 marzo è diventata uno degli appuntamenti simbolo distintivi dell’antirazzismo italiano.

Anche quest’anno vogliamo ribadire in modo nonviolento a gran voce che garantire i diritti  delle e dei migranti vuol dire garantire i diritti di tutta la società.  Solo insieme, migranti ed autoctoni, possiamo rispondere al clima di razzismo e di paura, che alcuni esponenti di istituzioni, partiti politici o mass media vogliono affermare nel paese.

Solo insieme possiamo costruire una risposta alla crisi economica e reagire contro chi fomenta la guerra tra poveri, facendo crescere la solidarietà per rendere concreto il sogno di una società di convivenza, in cui tutte le persone possano godere degli stessi diritti, senza distinzioni basate sulla provenienza nazionale

Perciò chiamiamo tutte e tutti a manifestare l’1 Marzo a Milano,in preparazione della prossima manifestazione nazionale contro ogni forma di razzismo e per i diritti delle e dei migranti.

Il ritrovo è alle 14.30 in Piazzale Loreto/angolo via Padova.

Il corteo arriverà fino a Piazza Duomo, dove in ultimo si concentrerà, e dal palco allestito sotto l’Arengario si potranno ascoltare testimonianze e contributi sui temi e le richieste che vogliamo riportare in primo piano nel dibattito politico nazionale:

 

. la chiusura definitiva del Centro di via Corelli a Milano

.    Una nuova legge sull’immigrazione

.    Svincolare il permesso di soggiorno dal lavoro

.    Il diritto di cittadinanza per le bambine e i bambini nati e/o cresciuti in Italia

.    Il diritto di voto per i/le migranti che risiedono in Italia

.    Il diritto al lavoro per tutti e tutte come previsto dalla Costituzione

.    Parità di diritti fra cittadini

.    Il diritto al reddito per tutti e tutte

.    Una legge per il diritto d’asilo e reali politiche di accoglienza

.   No alla discriminazione nell’acceso ai diversi servizi

.   Garantire l’esercizio della libertà di culto

 

MILANO SENZA FRONTIERE

e-mail:stessabarcamilano@gmail.com

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Nella Stessa Barca Milano

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Dalla parte dell’Ucraina: per la sicurezza dei suoi abitanti. Per la libertà di scelta.

Dalla parte dell’Ucraina: per la sicurezza dei suoi abitanti. Per la libertà di scelta.

13 febbraio 2014 – di Giulia Raimondi

Le autorità ucraine devono fare tutto quanto in loro potere per fermare l’escalation di violenza a Kiev prima che altre persone vengano uccise. Se, come dicono, sono interessate a una soluzione pacifica della crisi politica in corso nel Paese, devono rispettare i diritti delle persone e non cercare di privarle delle loro libertà, impedendo le proteste pacifiche e permettendo che la polizia usi impunemente la forza in modo abusivo”.
Heather McGill, di Amnesty International

Il 22 gennaio scorso, a due mesi e un giorno dall’inizio delle proteste che hanno incendiato la capitale ucraina Kiev, cinque persone sono state uccise dalle forze di polizia, durante gli scontri con i manifestanti che dal 21 novembre 2013 si oppongono alla decisione del presidente filorusso Viktor Yanukovič di abbandonare l’accordo di associazione con l’Unione Europea.

L’accordo prevedeva l’eliminazione dei dazi che ostacolano il commercio Ucraina-Europa che avrebbe aperto la strada a una effettiva annessione dell’ex stato membro dell’URSS all’Unione Europea. I manifestanti hanno affollato sin da subito le piazze, manifestando pacificamente il loro disaccordo con la decisione del presidente Yanukovič di riavvicinarsi alla Russia di Putin.

Gli scontri sono iniziati il 30 novembre e hanno portato all’arresto di innumerevoli manifestanti e al fermo “no” dell’opinione pubblica contro i primi episodi di abusi da parte delle forze dell’ordine. Il governo ucraino ha quindi deciso di annunciare la sigla di un accordo con Mosca per un investimento da parte della Russia di 15 miliardi di dollari in titoli di stato ucraini e uno sconto sul prezzo delle forniture di gas. L’annuncio, nonostante le aspettative governative, ha rappresentato solo un episodio di tregua fra gli scontri: le proteste infatti si sono diradate, dopo giorni di tensione, per riesplodere il 25 dicembre, in seguito al pestaggio della giornalista Tetyana Chornovol, famosa per le sue critiche al governo filorusso, costretta a scendere dalla sua vettura e aggredita.

La situazione subisce un ulteriore scossone il 16 gennaio, quando il governo approva un pacchetto di leggi che limitano il diritto di manifestare e prevedono pene severe per chi partecipa alle contestazioni al governo. Gli scontri che seguono la promulgazione di tali leggi volute da Yanukovič portano ai fatti del 22 gennaio 2014, quando le forze di polizia utilizzano proiettili veri e uccidono cinque manifestanti. In seguito all’episodio, il presidente Yanukovič riceve dapprima il rifiuto da parte dei leader dell’opposizione di rivestire le cariche di primo ministro e vicepremier, quindi annuncia l’abolizione delle leggi sull’ordine pubblico e le dimissioni presentate dal premier Azarov e dal suo governo.

Le mobilitazioni continuano: il 9 febbraio in circa 60mila si riuniscono in Maidan Nezalezhnosti, esprimendo nuovamente il loro distaccamento dalla élite al potere ed esternando la propria preoccupazione per l’incontro che si terrà venerdì 14 febbraio fra Yanukovič e il presidente russo Putin, di cui non si conoscono i dettagli. Preoccupazione anche per la partecipazione alle manifestazioni pacifiche di membri appartenenti a gruppi estremisti come l’Upa, l’armata insurrezionale d’Ucraina.

Queste proteste hanno come scenario un Paese per sua natura eterogeneo, dal punto di vista socio-culturale ed economico, che ha rappresentato suo malgrado, dopo la conclusione della guerra fredda, il terreno di scontro fra la Russia e l’Occidente, e riflette al suo interno le tensioni esistenti sui suoi confini, che ostacolano la necessaria ripresa dell’Ucraina, dopo molti anni di coinvolgimento nei conflitti internazionali.

Amnesty International continua a monitorare la situazione ed esprime la propria indignazione per “l’atto barbaro” subito da Dmitrii Bulatov, attivista e organizzatore delle proteste Euromaidan che, dopo una sparizione durata 8 giorni, è stato ritrovato in gravi condizioni fisiche a causa delle torture subite.

Ci si schiera con l’Ucraina monitorando la sicurezza dei suoi abitanti.
Con l’Ucraina, perché sia posta come soggetto della propria storia e non strattonata dalle forze limitrofe, perché possa porsi nella condizione di scegliere verso chi tendere, o scegliersi.

“pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

Messaggio di fine Anno: “IL MONDO visto dallo SPAZIO!”

ImmagineUn anno vissuto con il nostro impegno sociale non si divide in giorni e mesi, ma in tanti piccoli o grandi momenti. 

Momenti che vogliamo ricordare per ripartire nel nuovo anno, conosciamo benissimo i recenti drammi umani di questo 2013, la strage del 3 Ottobre a Lampedusa, 366 esseri umani che hanno trovato la morte a poche centinaia di metri dalle coste dell’isola, il dramma delle loro famiglie e dei sopravvisuti, con grande responsabilità degli Stati d’Europa, della loro militarizzazione delle frontiere contro la libertà di movimento.

Gli oltre 6 milioni di uomini, donne e bambini sfollati per sfuggire agli orrori del conflitto in Siria. Solo 55.000 sono riusciti ad entrare nell’Unione europea per richiedere asilo, ma gli stati membri hanno dato disponibilità ad accoglierne appena 12.000, l’ennesima dimostrazione del fallimento dell’Ue in materia di rifugiati.

Gli “ospiti”del CPA spogliati, lavati con un tubo di gomma all’aperto, disinfettati come si fa con le bestie, come si faceva nei lager, nonostante chi gestiva quella struttura era una cooperativa sociale che si faceva chiamare Lampedusa Accoglienza. Ed ancora la protesta esasperata di un gruppo di migranti rinchiusi nel CIE di Roma la cui unica colpa è di non essere nati nelle zone geografiche “giuste” del Mondo, bocche cucite che “gridano” le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere, “gridano” il diritto a essere considerati da questo Stato degli esseri umani.

Nonostante la rabbia e il senso di impotenza possano prevalere di fronte a queste tragedie e forse tutte le nostre azioni possano sembrarci “ridicole”, noi vogliamo comunque ripartire da quello che siamo.

Ripartire da quei momenti quasi quotidiani, che come associazione viviamo a favore dei migranti e delle loro famiglie, i corsi di italiano e le feste insieme, la crescita dei nostri ragazzi del progetto “Dateci Spazio”, i nostri eventi multiculturali e tutte quelle attività che vanno nella direzione di una cultura dell’accoglienza e della denuncia di come vengono trattate, grazie alla legge Bossi-Fini, le persone arrivate da altre parti del Mondo e che hanno deciso di costruire un futuro in questo paese.

Ripartire, dalla collaborazione con quelle realtà ed associazioni antirazziste che abbiamo conosciuto, anche diverse tra loro, ma con le quali stiamo già lavorando da tempo per costruire un percorso comune verso una società nuova, in grado di includere e coinvolgere, una società che non lasci nessuno ai margini, in grado di darsi delle leggi che mettano al centro il rispetto per la dignità umana e la giustizia sociale.

Ripartire, da tutti i Volontari ed Attivisti del progetto “Spazio Mondi Migranti”, che sono prima di tutto delle gran Belle persone e la vera forza di tutto questo.

Ripartire nel nostro 2014, perchè non abbiamo certo intenzione di rimanere con le mani in mano, perchè noi lo abbiamo già capito da tempo che:“Nessuna legge può fermare il desiderio di una vita migliore. Non si può negare, di scegliere dove e come vivere, a chi non ha scelto dove nascere.”

Associazione Nabad onlus

Progetto Spazio Mondi Migranti.
Info: spaziomondimigranti@gmail.com

Vorresti davvero chiudere il mare?

Foto incontro film Mare Ciuso“L’umanità sarà poca, meticcia, zingara e andrà a piedi. Avrà per bottino la vita, la più grande ricchezza da trasmettere ai figli”. Erri De Luca – Sola andata

Con la lettura di alcuni spezzoni tratti da un testo del giornalista e scrittore Erri De Luca, interpretati da un attivista di Emergency, si apre la giornata di riflessione collettiva organizzata dal gruppo di Saronno di Amnesty International.

Protagonista indiscusso il film-documentario Mare chiuso, realizzato da Stefano Liberti e Andrea Segre. Il video si rivela un’aperta denuncia nei confronti di coloro che antepongono i luoghi comuni e il disinteresse alla vita umana estranea al semplice e indiscutibile diritto di ogni uomo di vivere, sentirsi protetto e sviluppare la propria dignità nel rispetto di sé e degli altri.

La proiezione prende in analisi il periodo tra il maggio 2009 e il settembre 2010, in cui oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla marina e dalla polizia italiane; in seguito agli accordi tra i premier Gheddafi e Berlusconi, infatti, le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze. Nel marzo 2011, con l’inizio della guerra in Libia, in migliaia sono scappati e tra questi anche profughi etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha, in Tunisia, dove i registi li hanno incontrati e ascoltati.

Mare ChiusoCiò che fa sì che Mare chiuso possa essere considerato più che un film, è il fatto che durante la sua intera visione lo spettatore è accompagnato immagine per immagine dal racconto diretto degli sventurati protagonisti, con cui crea un legame empatico talmente profondo che in un primo momento, impulsivamente e irrazionalmente, ci si scopre pieni di gioia quando l’Italia viene condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per la violazione dell’art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ( “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”), prima di sprofondare nel più totale senso di disagio e di distacco dal proprio, dal nostro Stato.

La sentenza pronunciata riguarda il respingimento di circa 200 persone (tra cui donne e bambini) originarie della Somalia e dell’Eritrea avvenuto il 6 maggio 2009, quando a 35 miglia a sud di Lampedusa, in acque internazionali, le autorità italiane intercettarono la loro imbarcazione e dopo averle trasferite a bordo di un natante italiano le ricondussero in Libia, senza che questi conoscessero la loro destinazione, ingannati dalla nazionalità dei loro “salvatori”, pensando così che la loro traversata fosse finalmente giunta al termine e non che fosse destinata a retrocedere sino al punto di inizio. Di questi migranti, 24 furono rintracciati e la loro storia portata a testimonianza di fronte alla Corte Europea, chiave di volta per la condanna al nostro Stato che decise di applicare il proprio diritto troppo al di fuori del quadro normativo previsto ed al di sopra del pieno riconoscimento al diritto di fuga.

Di quel governo italiano sembra rimanere poco oggi, ma il segnale che venne dalla Corte Europea non fu di poco conto, ed è bene che se ne ricordi nel dettaglio. Dei 24 migranti rintracciati, a 22 fu conferito un risarcimento di 15mila euro, a noi rimane un peso da portare e da cui non disconoscersi.

di Giulia Raimondi , attivista progetto Spazio Mondi Migranti.

“pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

 

Anche noi con StranItalia.

Il 15 dicembre in piazza S. Magno per Diritti dei Migranti

Il 18 dicembre si celebrerà la Terza Giornata d’azione Globale per i Diritti dei Migranti, Rifugiati e Sfollati. Per ricordare questo giorno, StranItalia Vi invita domenica 15 dicembre 2013 in piazza San Magno a Legnano dalle 10.00 alle 18.00. Le violazioni dei diritti umani che ogni giorno vengono perpetrate nei confronti dei migranti, mettono in evidenza la necessità di rinnovare gli sforzi perchè tali massacri abbiano termine e perchè a tutti gli esseri umani spinti dal desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita, venga riconosciuto il diritto a muoversi liberamente. Dal 2008 StranItalia, coordinamento di Scuole di Italiano per Stranieri e Associazioni di solidarietà con i Migranti del legnanese, organizza una rassegna multiculturale che ha come obiettivo creare spazi d’incontro tra italiani e migranti da ogni parte del mondo. Il tema della rassegna 2014, incentrato sullo Ius Soli e le Seconde Generazioni, pone in primo piano la tutela e garanzia dei diritti che vengono rivendicati nella Terza Giornata d’azione Globale per i Diritti dei Migranti, Rifugiati e Sfollati. StranItalia partecipa e sostiene la campagna “Siamo Tutti Nella Stessa Barca” che mercoledì 18 dicembre racconterà la situazione attuale tramite testimonianze dirette di immigrati, avvocati e volontari alle ore 21 presso la sala C.A.M. “GARIBALDI – FALCONE E BORSELLINO” – Corso Garibaldi 27 ang. Via Giorgio Strehler 2, Milano.

Il Coordinamento StranItalia ringrazia Sindacati, Associazioni, Comitati e Gruppi per la collaborazione attiva all’evento del 15 dicembre 2013 in occasione della Giornata Internazionale del Migrante. Partecipano alla giornata:

  • CGIL, CISL, UIL Legnano
  • CUB Legnano
  • Associazione Ura e Bashkimit – Ponte dell’Unità
  • Amnesty International – gruppi di Legnano e Saronno
  • Associazione Italo-araba – gruppo giovani
  • Associazione Laboratorio quartiere Mazzafame
  • Associazione Udakuha Beguedo-Burkina Faso in Italia
  • Rete Antifascista Nord Milano
  • Circolo Arci di Villa Cortese
  • Nella Stessa Barca Milano

Nuovo progetto

Associazione Culturale La Zuppiera & Spazio Mondi Migranti

Organizzano

Corso gratuito di computer base per migranti”

Il corso nasce con l’obiettivo di fornire gli strumenti di base per l’uso del computer al fine di promuovere le proprie competenze, consultare siti web dedicati al lavoro, realizzare ed inviare curriculum, ma anche rispondere ai bisogni individuali legati alla vita quotidiana.

Programma del corso:
Elementi di base per l’utilizzo del computer. Internet, motori di ricerca e posta elettronica.
Uso dei programmi di Office: scrivi il tuo curriculum!
Orientamento ai servizi online per la ricerca attiva del lavoro.

Tutti i sabato mattina dalle 10,30 alle 12,00

in piazza Italia 16 a San Vittore Olona(Mi)

(strada del sempione di fianco alla chiesa)

PER INFORMAZIONI:

Tel: 393 4896194

Sito:http://spaziomondimigranti.wordpress.com/Email:spaziomondimigranti@gmail.com

Email: lazuppiera@libero.it tel. 3388364009 

Non dimentichiamo Lampedusa!

«I bambini tenuti in condizioni inaccettabili»

27/10/2013

Gli operatori di Terre des Hommes descrivono la situazione in cui vivono i piccoli e le loro famiglie nel Centro di Primo Soccorso di Lampedusa. Sono soprattutto siriani, eritrei, somali. I loro disegni raccontano le realtà terribili da cui provengono. Ma noi li facciamo dormire per terra, in condizioni da animali.

di Stefano Pasta( fonte: famiglia cristiana)

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I disegni sono stati fatti da bambini accolti al Centro di Primo Soccorso di Lampedusa. Sono siriani, eritrei e somali.

Terre des Hommes è presente nell’isola dal 2011. «Il Centro di Primo Soccorso», dice, «con una capienza massima di 250 persone, accoglie oggi 800 profughi di cui circa 200 sono bambini piccoli; ci sono state punte di 1000 persone. Si tratta per lo più di nuclei familiari molto numerosi, con quattro o cinque bambini, anche neonati».

- Quali sono le condizioni di accoglienza a Lampedusa?

«Vedere i bambini costretti a dormire per terra, su materassi sporchi e senza lenzuola e coperte, nel freddo della notte isolana, non è più ammissibile. Le mamme ci raccontano che nel cuore della notte si svegliano per il freddo, perché i bambini non riescono a dormire e loro non sanno come fare. Se piove, entra acqua nel tetto e intere stanze si allagano, riducendo ulteriormente lo spazio a disposizione. Molte famiglie sono addirittura costrette ad accamparsi fuori, sulla terra nuda, in mezzo agli alberi, con ripari di fortuna fatti con le coperte termiche usate nel salvataggio. Lì sotto ci sono anche neonati che vengono allattati e fatti dormire all’aperto, in condizioni climatiche ormai non più sopportabili. In sintesi, dopo che le maggiori istituzioni del Paese hanno speso tante parole sulla necessità di un’accoglienza diversa per i migranti, l’attuale situazione risulta assolutamente inaccettabile rispetto ai parametri del diritto internazionale umanitario».

- Ci sono persone di quali nazionalità?

«Eritrei, somali, siriani, ghanesi e anche nepalesi. La convivenza tra persone di diverse provenienze non è sempre facile, non mancano le difficoltà di condivisione degli spazi. Va tenuto presente che si tratta di persone, a volte minori soli, psicologicamente fragili, spesso scampate dalla guerra dove magari hanno perso dei familiari. L’altro giorno, un ragazzo eritreo di 12 anni mi ha mostrato un dito completamente nero: era stato torturato da un trafficante in Libia con un ferro rovente perché i genitori tardavano a mandare i soldi. Particolare poi è il caso dei siriani».

- Per i profughi siriani cosa si potrebbe fare?

«Andrebbero ascoltati: non vogliono farsi identificare perché vogliono lasciare l’Italia e andare in Germania, Svezia e Norvegia. In base al Regolamento di Dublino, la polizia prende le loro impronte digitali ma, per questa ragione, non potranno fare domanda di asilo politico in altri Paesi fuorché l’Italia. A livello europeo, va rapidamente proposta una revisione di questa normativa. A livello italiano, chiediamo che siano riconosciuti per quello che sono, profughi di guerra, e ci sia per i siriani la possibilità di chiedere subito la protezione umanitaria, senza aspettare i tempi delle commissioni, e favorendo i ricongiungimenti con i parenti in altri Paesi europei. Nell’immediato, si potrebbe inoltre istituire un canale umanitario per evitare che i ripetano tragedie come quelle recenti nel Mediterraneo».

- Per le condizioni del Centro di Primo Soccorso di Lampedusa cosa si potrebbe fare?

«Con le attuali norme sull’immigrazione, gli sbarchi non sono un’emergenza, ma un flusso continuo prevedibile, era intuitivo che sarebbero continuati. L’accoglienza va strutturata per tempo. È evidente che 250 posti, quando le persone sono lasciate a Lampedusa per una media di 15 giorni, sono insufficienti. Nell’immediato si potrebbe fare molto. Chiediamo che venga riattivato il meccanismo dei trasferimenti dal Centro a strutture d’accoglienze adeguate con priorità assoluta per bambini e famiglie e minori non accompagnati, che la loro permanenza nel Centro sia comunque il più breve possibile, come previsto dalle norme italiane in materia di accoglienza, e che le persone non debbano essere private della libertà personale. Data l’inadeguatezza dell’accoglienza istituzionale, previo accordo con la popolazione locale, si potrebbero temporaneamente trasferire le famiglie con i bambini nelle strutture turistiche libere di Lampedusa (30.000 posti disponibili praticamente vuoti nella stagione fredda), in attesa del loro tempestivo trasferimento in strutture d’accoglienza definitive. Per i minori non accompagnati, si potrebbe invece pensare a famiglie affidatarie anche nelle altre regioni italiane».

- Perché a suo avviso una situazione prevedibile è diventata emergenza?

«Perché fino ad adesso si è affrontata la situazione privilegiando il tema della “sicurezza” (non quella dei migranti però…), rispetto all’accoglienza. Parlo dell’approccio istituzionale, non di quello, molto più umano, degli isolani. I fondi ci sono, ma l’accoglienza è stata progettata con una gestione volutamente al limite. Basti pensare che già due anni fa i tecnici del Ministero fecero il sopralluogo per restaurare i padiglioni del Centro bruciati nel 2011: nonostante fossero stanziati anche i fondi, nulla è stato fatto, continuano a essere inagibili. Tutto è sempre in emergenza: possibile che non si riesca ad avere neanche un numero adeguato di coperte?».