Diop Mor e Samb Modou sognavano di tornare in Senegal per regalare alla famiglia una vita più dignitosa

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Diop Mor e Samb Modou vivevano a Firenze da 10 anni e facevano gli ambulanti ai mercati. Molto religiosi, tutti i venerdì andavano alla moschea. Sognavano di tornare in Senegal per regalare alla famiglia una vita più dignitosa
di Jacopo Storni, Redattore Sociale

FIRENZE. Si chiamavano Diop Mor e Samb Modou i due senegalesi vittime della strage che si è consumata ieri a Firenze. Ma chi erano esattamente queste due persone?
Il primo, Dor Miop, aveva 54 anni ed abitava in via Primo settembre a Firenze. Era in Italia da quasi dieci anni ed aveva acquisito un regolare permesso di soggiorno. Veniva dalla provincia di Thies, a pochi chilometri dalla capitale Dakar. Aveva una moglie a più di un figlio, dai quali saltuariamente, e appena riusciva a racimolare qualche soldo, tornava. “Era una persona tranquilla, pacata, grande lavoratore, molto responsabile”, dice Giuf, un loro amico. Vendeva occhiali, merce non contraffatta, acquistata nei grandi magazzini alla periferia di Firenze o agli spacci cinesi.

Mor Samb aveva 40 anni, in Italia da circa dieci, abitava a Sesto Fiorentino, alle porte del capoluogo toscano. Negli anni, nonostante la dedizione al lavoro, non era riuscito ad entrare in possesso di un permesso di soggiorno. “Anche lui aveva moglie e una figlia e anche lui vendeva occhiali”, racconta ancora Giuf. “Entrambi i ragazzi si alzavano la mattina alle 8 per andare a lavorare nei mercati fiorentini. Ritenevano questi luoghi più tranquilli del centro, dove c’è troppa concorrenza di ambulanti. Erano molto dediti al lavoro, racimolavano circa 500 euro al mese e vivevano in affitto insieme ad altri connazionali. Entrambi – aggiunge Giuf – sognavano di tornare in Senegal per costruire, per loro e per le loro famiglie, una vita più dignitosa. A loro non piaceva questa vita, lo facevano con grande spirito di sacrificio”. Secondo Giuf, “i due ragazzi erano conosciuti da tutti, perfettamente integrati, molto timidi e, grazie al loro rispetto e alla loro gentilezza, erano diventati quasi dei cittadini del quartiere”. Non avevano particolari passioni, a parte la religione. “Andavano tutti i venerdì a pregare alla moschea di Borgo Allegri, nel centro di Firenze. L’Islam costituiva per loro una fede profonda”.

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