Violenza al Vilaj Italyen

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Violenza al Vilaj Italyen

Ore pesanti, di tensione, di domande, si stanno vivendo al Vilaj Italyen. Da diverse settimane ormai eravamo presi di mira da alcuni banditi della zona che ci avevano gia’ piu’ volte costretto a chiudere la clinica e fermare il cantiere della casa di accoglienza in seguito a richieste di denaro e minacce. La scorsa settimana avevano addirittura messo delle catene ai cancelli della klinik per non farci entrare, catene che poi si erano convinti a togliere prima del nostro arrivo lunedi mattina.

Ma la violenza e’ aumentata e discutere per ore non e’ valso a niente.

Lunedi, nel primo pomeriggio, l’ennesimo violento della zona arriva alla klinik e questa volta non e’ da solo: davanti ai cancelli e vicino alle casette molti uomini sconosciuti che con fare minaccioso obbligano Mercidieu ad aprire il portone ed a lasciarli entrare. Uno sparo convince Mercidieu ad obbedire e parte del gruppo entra in clinica. Vogliono soldi, una tangente mensile per lasciarci in pace, vogliono lavoro, tra le richieste l’assunzione di alcuni di loro in clinica. Gridano, entrano con due grossi carretti di legno con cui sono intenzionati a portare via tutto. Iniziano smontando il generatore.

I boys della klinik immobili, uccisi dalla loro stessa paura…. si gloriano di una storia che li ha portati ad essere la prima repubblica nera…. ed oggi, piu’ schiavi di allora, abbassano la testa, sembrano nascondersi, qualcuno scappa di corsa, nessuno fiata.

Maria e Valentina non son a Waf, sono uscite per comprare il latte per i bimbi del programma nutrizionale. Le chiamo: “Dove siete?”…..troppo lontane per esserci di aiuto. Non resta altro da fare….. si parte a piedi. Clotidle e Cristina si incamminano, io e Stefano prendiamo i laptop, i documenti ed il piccolo Shnaider. Michla e’ dal suo papa’ all’interno di Waf non c’e’ tempo per andare a prenderla. Ci raggiungera’ in serata a casa accompagnata in moto da uno dei boys.
Ci mettiamo in cammino per risalire a piedi tutta la strada che esce da Waf, sotto un sole caraibico e gli sguardi della gente. I banditi gridano “Fuori i bianchi”, la gente mi saluta, tanti non si sono accorti di nulla, qualcuno mi chiede se si e’ rotta la macchina…. una mamma mi avvicina e mi chiede di iscrivere il suo bambino a scuola.

Mentre camminavo voltandomi indietro per vedere se i banditi ci stessero seguendo, pensavo alla salita al Calvario che Gesu’ ha fatto con la certezza che alla fine sarebbe stato ucciso. Attorno a lui la stessa gente che la settimana prima lo aveva acclamato re. Eppure l’ha percorsa tutta. E’ caduto. Si e’ rialzato. Ha accettato che una donna gli asciugasse il volto, che un altro lo aiutasse a portare la croce. Chissa’ cosa pensava in quel momento. Certo gli era chiaro il rapporto con il Padre e l’amore al Destino dell’uomo.

E cosi’ abbracciata dall’umanita’ di Cristo ho percorso quella strada, libera perche’ dentro un dato, in pace ed in preghiera perche’ questa gente ritrovi il proprio cuore e ricominci da li’.

Ora in questi giorni decine e decine le telefonate: gente che piange, che chiede di non essere abbandonata, tutti ci aspettano lunedi come niente fosse.

Ma tornare lunedi sarebbe un ingannarli perche’ l’immobilita’ che abbiamo visto indica un’immobilita’ del cuore. Un dolore cosi’ o risveglia il cuore o e’ perso.“Se non siete in grado di generare un soggetto capace sempre piu’ di essere se stesso  e di rispondere ai propri bisogni, io mi chiedo se non sia meglio ritornare a casa” . Ed allora la sfida riparte non sappiamo come ne’ quando ma riparte dal cuore perche’ per meno di questo non vale la pena.

Venerdì 18 Maggio 2012…. da suor Marcella.

One response »

  1. Suor Marcella sei in grado di farmi commuovere soltanto leggendoti,
    quelle che scrivi sono parole cariche di una vita alla ricerca dell’umanità di CRisto, oggi difficilissimo concetto da immaginare, ma tu con il tuo esempio sai trasmettere anche questo.
    Io spero che non abbandoniate Haiti per costruire insieme con loro un futuro più degno, almeno per i loro figli

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