Migranti sfruttati nei campi, succede anche in Piemonte.

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Lo sfruttamento dei migranti in agricoltura non riguarda solo il sud. A Castelnuovo Scrivia, provincia di Alessandria, 39 braccianti stranieri stanno protestando dal 22 giugno contro inaccettabili condizioni di lavoro e pagamento. Ma adesso rischiano di essere denunciati, insieme con i sindacalisti, per violenza privata. Il punto sulla situazione e le proposte della CGIL
ATTUALITA’. Ricollocazione dei 28 lavoratori migranti in possesso di regolare permesso di soggiorno e richiesta di permesso di soggiorno temporaneo per gli altri 11 irregolari. E’ questa la richiesta che la Cgil di Tortona esporrà oggi alle 15 all’incontro tra il prefetto, le organizzazioni sindacali e quelle datoriali, per porre fine al presidio davanti all’azienda di Bruno Lazzari, in località Castelnuovo Scrivia.
I 39 braccianti, in sciopero dal 22 giugno, avevano incrociato le braccia contro il datore di lavoro per chiedere i pagamenti arretrati dall’anno scorso. In pratica, da dieci mesi i lavoratori venivano pagati con un acconto di 200-300 euro al mese, cioè circa 1 euro all’ora contro i 5 promessi ( e comunque lontani dai 9 previsti dalla paga sindacale). La giornata lavorativa durava in media dalle 13 alle 16 ore, senza un giorno festivo, sette giorni su sette.
L’Ispettorato del lavoro, constatando che più del 20% dei migranti lavorava in condizione di illegalità, aveva disposto la sospensione dell’attività dell’azienda. Sospensione revocata venerdì 29, per l’assunzione (giornaliera) di 18 immigrati, escamotage che ha permesso all’attività di riprendere i lavori. Non senza problemi: l’azienda non poteva comunque assumere nuovi braccianti, e nei campi, a raccogliere le zucchine, c’erano solo i familiari del Lazzari.
I migranti e sindacalisti, appresa la notizia del via libera dell’Ispettorato, hanno organizzato un blocco stradale attorno all’azienda, per impedire ad un camion di accedervi. Questo, ha comportato la denuncia da parte dei carabinieri alla Procura di Tortona per violenza privata ed arbitraria invasione ed occupazione di 28 immigrati e sette italiani, tutti sindacalisti.
Le richieste della Cgil per porre fine al presidio sono le seguenti: pagamento subito di un acconto e promessa del saldo entro massimo uno o due mesi; ricollocazione dei 28 lavoratori in possesso di regolare permesso di soggiorno, che comporterebbe l’assunzione dei migranti o nell’azienda stessa o in un’altra disponibile; concessione di un permesso di soggiorno temporaneo per gli 11 migranti irregolari, possibile dopo la denuncia penale per riduzione in schiavitù e grave sfruttamento lavorativo dei braccianti.
Luigi Riccio (corriere immigrazione)

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