FIGLI DI TERRE DIVERSE MA DELLO STESSO DESTINO

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  • “(…)La solita scena di centinaia di meridionali che supplicano di ottenere il disbrigo di una pratica per la quale possono interessarsi solo nel (…)giorno in cui non lavorano.” Gli uffici sono affollatissimi e la confusione è massima.(…) gli emigrati non possono nemmeno stare in una sala d’aspetto.”

 

  • “(…)Mentre l’operaio tedesco tende a lavorare sempre di meno, l’italiano vuol lavorare anche il sabato,vuol fare lo straordinario (…) Il pregiudizio che si traveste da motivi di superiorità razziale e che diventa un pregiudizio nazionale contro gli italiani è in realtà provocato da questo sentimento di disappunto per la “concorrenza” che gli italiani fanno sul lavoro all’operaio tedesco.”

 

  • “(…)Proprietari di stalle,di vecchi mulini,di bicocche ne approfittano per affittarle ai meridionali,ottenendo guadagni sproporzionati. (…). Raramente,del resto,un meridionale la ottiene, perché le offerte di affitto quasi sempre dicono:”Si affittano stanze,italiani esclusi.””
  • “(Parlando della Svizzera)Fino a qualche anno fa la popolazione era più cordiale con noi. Adesso,forse perché siamo in tanti,ci tratta con freddezza. Se qualche meridionale commette una scorrettezza giudicano male tutti. Per uno che fa male,patiscono cento.”

 

  • “Sposarsi crea grossi problemi. La moglie deve lavorare in un cantone diverso da quello del marito. Se nasce un bimbo e i coniugi non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno il neonato non può rimanere in Svizzera. Se la madre non vuol rimpatriare con il figlio,i bambini diventano clandestini e,almeno fino all’età scolastica,vengono celati presso amici o parenti in altri cantoni.”

 

  • “Gli svizzeri non desiderano,in realtà l’assimilazione perché temono,invece di assimilare,di essere assimilati; sono terrorizzati all’idea che i loro vecchi costumi,le loro tradizioni crollino sotto l’invasione di questi stranieri così diversi,rumorosi e prolifici che non capiscono le loro regole comunitarie,le leggi dei cantoni e sono estranei a tutta la loro storia autonomistica.”

 

Queste frasi sono tratte dal libro “I FIGLI DEL SUD: Racconti e personaggi del Mezzogiorno d’Italia dal taccuino di un giornalista” di Giovanni Russo, che racconta le difficoltà quotidiane di migranti italiani, in Svizzera e Germania negli anni Settanta.

Brevi testimonianza che, nonostante descrivano ciò che accadeva circa 40 anni fa, ricordano esattamente le condizioni attuali dei migranti mediorientali, africani o sudamericani, che arrivano in Italia.

La differenza sta nel mezzo di trasporto: gli italiani affrontavano lunghi viaggi in treno, mentre ora c’è chi viaggia nei modi più disparati, in aereo, ma chi, come africani e mediorientali sono costretti ad affrontare lunghi viaggi a piedi e su barconi in condizione pessime.

Ogni giorno, in ogni parte d’Italia, si assiste a discriminazioni razziali, nei confronti dei tanti migranti,  che solo in minima parte vengono rivelate dai media e che derivano esattamente dalla motivazione per la quale i tedeschi, piuttosto che gli svizzeri, odiavano gli italiani quarant’anni fa, ovvero, la convinzione che:

”Gli immigrati ci rubano il lavoro e sono incivili” .

Ma basti pensare a quando, circa quarant’anni fa, i meridionali venivano al Nord Italia etichettati come “ruba-lavoro”, quando andavano a lavorare a Bergamo come muratori, piuttosto che manovali in ferrovia e allora ci si chiede, perché questa discriminazione ritorna?

In una condizione di crisi economica, i pregiudizi aumentano e ci si dimentica di aiutarsi l’un l’altro: alcuni italiani si dimenticano delle lunghe file dei loro connazionali, davanti ai consolati, quando vedono le enormi code quotidiane, in Corso Monforte a Milano; o con più esattezza, c’è chi non sa nulla di ciò che accadde circa  quarant’anni fa e allora, ci si affida al sentito dire, al messaggio implicito dei media, che affermano “marocchino ha ucciso..”, alimentando così il pregiudizio di persone provenienti da una data nazione.

Già da fine Ottocento, gli italiani, specialmente meridionali, iniziarono ad emigrare verso il Nuovo Mondo ed altri Paesi europei ma queste migrazioni da Nord a Sud Italia ancora non sono concluse e sono ancora fortemente attuali: ci sono tanti ragazzi giovanissimi, poco più che ventenni, i quali  partono all’avventura, dal profondo Sud Italia, per trovare una vita migliore al Nord, pur consapevoli delle difficoltà che li aspetteranno e dei tanti pregiudizi che dovranno affrontare.

Causa di questa grave discriminazione verso i nuovi migranti, oltre che di tipo economico, riguarda ancora oggi la divisione dell’Italia, tra Nord e Sud, due mondi ritenuti completamente diversi, conseguenza delle diverse dominazioni e del fallito processo di unificazione.

Essendo l’Italia, un paese fortemente frammentato al suo interno, dunque tende a rifiutare ulteriori diversità: le tante culture italiane chiedono di essere armoniosamente riappacificate, prima di poter accogliere altre identità culturali.

I troppi problemi dell’Italia fanno sì che la maggior parte degli italiani, non lasci spazi all’accoglienza a nuove tipi di migranti.

Eppure, c’è chi fa da ammortizzatore sociale in Italia, attraverso varie associazioni e istituzioni a tutela del migrante, cercando di promuovere l’integrazione tra i migranti e tra migranti ed autoctoni, per far sì che anche Nord e Sud non siano due realtà opposte, ma siano un’unica identità e che l’integrazione non sia solo un “accogliere positivamente l’altro, ”ma renderlo partecipe della vita quotidiana e sociale del Paese.

In conclusione, la migrazione non è un fenomeno di cui aver paura, ma invece va accolto positivamente per poter imparare l’uno dall’altro.

Dunque, i migranti attuali e quelli di quarant’anni fa, sono figli di terre diverse ma figli dello stesso destino: quello di dover affrontare lunghi e dolorosi viaggi di speranza, per una vita migliore.

anni 70migranti oggi

Ilaria Laganà  “Voci dallo Spazio”

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