Bonus bebè: l’INPS ammette i rifugiati ma rimangono esclusi illegittimamente altri cittadini stranieri

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Bonus bebè: l’INPS ammette i rifugiati ma rimangono esclusi illegittimamente altri cittadini stranieri

ASGI “Va  esteso a tutte le categorie di cittadini stranieri così come previsto da prescrizioni paritarie definite nelle direttive europee”.

Dall’11 maggio 2015 è possibile fare richiesta del Bonus Bebè  previsto dalla Legge 23 dicembre 2014, n. 190 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (legge di stabilità per l’anno 2015)  .

Lo ha comunicato  con una  circolare  l’INPS che  ha correttamente aggiunto tra i beneficiari dell’assegno gli stranieri o apolidi regolarmente soggiornanti in Italia a cui è stata riconosciuto lo status di protezione internazionale (status di rifugiato e status di protezione sussidiaria),  con ciò disapplicando di fatto la Legge di Stabilità 2015 che non li includeva, così come richiesto dall’ASGI.

Mancano ancora all’appello, tuttavia, altre categorie di cittadini stranieri per le quali il diritto comunitario prevede parità di trattamento in materia di prestazione assistenziale: si tratta dei  familiari non comunitari di cittadini italiani o di altri Stati UE residenti nel territorio dello Stato e dei titolari di un permesso di soggiorno che dia diritto a poter lavorare in Italia ( i cd titolari  di “carta blu UE”) che devono essere inclusi tra i cittadini aventi diritto a richiedere la prestazione sociale se i possesso degli altri requisiti previsti dalla legge.

Al fine di evitare un  vasto contenzioso, l’ASGI aveva fatto pressanti richieste  di adeguamento della normativa, inviate sin dall’ottobre 2014 al Governo, al Parlamento, all’ UNAR e all’INPS. L’ Istituto solo nei giorni scorsi ha “risposto”, ma solo affermando che  sul tema era stata “inviata una  richiesta di parere al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ed al Ministero dell’Interno in ordine al riconoscimento della prestazione in oggetto a categorie di stranieri non espressamente indicate nel Decreto di attuazione del 27 febbraio 2015 “, dunque senza dare seguito alle richieste dell’associazione .

Con l’avvio della possibilità di richiedere il bonus è ora più che mai necessario un immediato adeguamento delle categorie di beneficiari che rischiano di non riuscire ad avere una corretta informazione  in tempo utile per presentare la domanda prima della scadenza del termine (entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo o entro il 27 luglio 2015 per il periodo tra il 1° gennaio 2015 e la data di entrata in vigore del D.P.C.M., il 27 aprile 2015).

Oltretutto la domanda, come avviene ormai per tutte le prestazioni INPS, deve essere presentata in via telematica e pertanto la impossibilità di indicare sulla schermata la qualità di soggetto titolare di permesso unico ex direttiva 2011/98 rischia di rendere ancora più difficile la tutela dei diritti.

In proposito ASGI ricorda ai cittadini stranieri illegittimamente esclusi dalla circolare INPS –  familiari non comunitari di cittadini italiani o di altri Stati UE residenti nel territorio dello Stato e dei titolari di un permesso di soggiorno che dia diritto a poter lavorare in Italia  –  che possono presentare domanda anche a mezzo raccomandata o PEC anche avvalendosi del sostegno del servizio antidiscriminazione dell’associazione.

Al fine di evitare contenziosi legali e  prevedibili procedimenti di infrazione da parte della Commissione europea, ASGI si auspica che vengano al più presto introdotte e diffuse le modifiche necessarie a ristabilire la parità di trattamento tra tutti i cittadini interessati, ricordando che le norme di diritto comunitario, direttamente applicabili,  prevalgono in caso di contrasto, sulle norme nazionali che devono essere disapplicate da qualsiasi organo della Pubblica Amministrazione e quindi anche dall’INPS.

Fonti: http://www.asgi.it/discriminazioni/bonus-bebe-stranieri-discriminazione/

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