La domanda che rivolgiamo a questi cittadini di Quinto, in provincia di Treviso, è che cosa avranno mai patito nella loro vita per reagire in questo modo all’arrivo, nel loro comune, di un centinaio di ragazzi poco più che ventenni? Pensano forse, dopo il loro gesto, di aver risolto il problema della disoccupazione giovanile o chissà quale altro disagio sociale nel loro territorio?
Qualcuno ha affermato di non avercela con gli “extracomunitari”, (sorvoliamo pure sul termine… quindi se fossero stati un gruppo di giapponesi o di australiani avrebbero reagito allo stesso modo?), ma bensì con le istituzioni.
Non sembra proprio, vista la violenza con cui si sono svolti i fatti.

Hanno fatto una scelta ben precisa impedendo l’accoglienza, bruciando mobili ed oggetti destinati ai ragazzi e fatto ancor più grave l’aver impedito agli operatori sociali di distribuire loro da mangiare, forse la cosa più odiosa!
Cosa c’è dietro queste proteste, aldilà dell’evidente infiltrazione di alcuni partiti razzisti e xenofobi?

Alcuni mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo in queste situazioni: negli ultimi tempi si è sdoganato un linguaggio politico razzista che non è mai stato censurato, il quale è entrato a far parte del pensiero collettivo, senza perire tra gli ostacoli di frontiera, incentivato, invece, dalla diffusione di informazioni false, sui privilegi dei migranti, come il mito dei 30 euro, delle case gratis, che tramite questo “esodo biblico” invadono, nonostante i numeri degli arrivi, risultino  in linea rispetto allo scorso anno ( Fonte: Ministero degli Interni ).

Al binomio migrante-clandestino, si è andato via via sostituendo quello altrettanto scorretto del profugo-terrorista e portatore di malattie.

Da parte nostra condanniamo ogni forma di strumentalizzazione politica e mediatica capace di creare pericolose tensioni sociali: è vergognoso che si strumentalizzi il disagio di alcuni cittadini alimentando il conflitto con persone vulnerabili come i rifugiati.
Invitiamo questi cittadini, forse“rassegnati”, ad abbandonare la diffidenza e a riconoscere in questi ragazzi due cose fondamentali: il coraggio e la speranza, di aver scelto di prendere in mano il proprio destino per immaginarsi un nuovo futuro in un altro Paese.

Parabiago 207\15
Stefano Consonni -Associazione Nabad onlus – Progetto Spazio Mondi Migranti

     

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