(Mala) accoglienza all’italiana “Edifici spesso fatiscenti, servizi inadeguati e ridotti al minimo, scarsa igiene e qualità del cibo scadente”. Il nuovo rapporto di LasciateCIEntrare sul sistema di accoglienza italiano è agghiacciante

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Un sistema di accoglienza, quello italiano, che “non funziona, è fonte di business e non è pensato per produrre inclusione sociale”. Insomma, un sistema che andrebbe ripensato “in maniera strutturale”. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto della campagna LasciateCIEntrare, nata nel 2011 con il fine di monitorare la situazione dei Centri di Identificazione ed Espulsione (Cie) e fare pressione politica per chiederne la chiusura.

Tra gennaio e dicembre 2015 alcuni tra attivisti, avvocati, giornalisti e parlamentari hanno visitato 50 Cas, 7 Cara, 7 Cie, 2 Cpsa, 6 centri informali, 4 SPRAR in varie regioni, intervistando i migranti per capire se questi avessero tutti i servizi previsti dal capitolato di appalto. Secondo le parole di Yasmine Accardo, una delle curatrici, la difficoltà principale sarebbe stata proprio quella di ottenere le informazioni e mappare le strutture presenti sui territori – inizialmente fu richiesta ufficialmente una mappatura a tutte le prefetture italiane, ma la richiesta cadde nel vuoto.

Edifici spesso fatiscenti, servizi inadeguati e ridotti al minimo, scarsa igiene e qualità del cibo scadente. Questa è la situazione di molti centri, come quella del Centro di Accoglienza Straordinario (Cas) di Dugenta, in provincia di Benevento. Un vecchio casolare che ospita 49 migranti, con due armadi e un bagno per ogni 10 persone e un’unica cucina. “II cibo offerto è scadente, spesso lo gettiamo” – racconta uno degli ospiti – “ci compriamo da mangiare con i soldi che ci danno mensilmente, circa 75 euro”.

C’è poi il caso del Cas di Spineto in Calabria, dove 14 donne eritree e somale hanno lamentato l’estrema precarietà delle condizioni di vita all’interno della struttura. Il centro, sovraffollato e completamente isolato tra le montagne Silane, è stato chiuso a settembre per le proteste dei migranti, che denunciavano di essere stati diniegati dalla commissione ma di non aver mai incontrato prima operatori legali o avvocati, né di essere stati informati sulla possibilità di presentare ricorso.

I centri spesso sorgono in zone periferiche e in “contesti già difficili dal punto di vista sociale”; scelta dovuta – almeno secondo quanto recitano alcuni capitolati – “a garantire ordine, sicurezza pubblica e a evitare impatti problematici sul tessuto di vita sociale”. Tale ghettizzazione incrementerebbe in primo luogo lo sfruttamento del lavoro nelle terre del sud italia: alcuni migranti del Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Mineo, in Sicilia, hanno raccontato di aver lavorato “dalle 5 del mattino alle 2 del pomeriggio, di aver percorso 24 Km in bici, e di aver ricevuto una paga giornaliera tra i 15 e i 25 euro”. La marginalizzazione faciliterebbe poi gli abusi: episodi di razzismo e discriminazione compiuti dalle popolazioni locali e dovute alle estreme condizioni di precarietà sociale. Ma anche negligenza, minacce e abusi all’interno dei centri stessi, come nel caso del centro di Pedivigliano, in Calabria, in cui una ragazzina eritrea di 16 anni è stata rinchiusa per mesi con 28 maschi adulti senza che nessuno la trasferisse. La ragazza è stata poi trasferita grazie all’attività della campagna.

E per finire gli Hotspot, centri allestiti per identificare e “ricollocare” i richiedenti asilo verso gli altri stati dell’Unione Europea. Attualmente all’interno degli Hotspot sono presenti 1600 persone, tra cui circa 80 minori non accompagnati. Per l’Italia è prevista la costituzione di 6 centri, ma attualmente sono 3 quelli attivi (Pozzallo, Lampedusa, Trapani). Le identificazioni avvengono attraverso il prelievo delle impronte digitali, che saranno poi raccolte da Eurodac (una banca dati europea).

Nel caso di rifiuto seguirebbe il prolungamento del trattenimento amministrativo al fine di prelevare forzatamente le impronte, come vorrebbero imporre Frontex e la circolare del Ministero dell’Interno del settembre 2014, in violazione dell’art.13 della Costituzione e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Sono già giunte notizie di trattenimento prolungato e pressioni fisiche su persone che si rifiutavano di rilasciare le proprie impronte all’interno degli Hotspot siciliani – soprattutto a Pozzallo.

Inoltre tali centri sono privi di una base legale, in quanto nati dalla Road Map presentata il 28 settembre dal Ministero dell’Interno e mai discussi dal Parlamento, luogo di produzione della legge. La base legale è quella della distinzione tra i candidati all’asilo e i “migranti economici” – termine vuoto, non contemplato né dall’ordinamento giuridico italiano né da quello europeo – che non avrebbero diritto ad entrare in Europa e verrebbero immediatamente rimpatriati. L’ennesima divisione anticostituzionale.

di Giacomo Pellini

Fonti: http://frontierenews.it/

“EH NO!”

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Paris, Instabul…la sensazione che si ha in Europa in questo momento, è che il nemico da combattere siano le migliaia di donne, uomini e bambini in movimento attraverso i suoi confini. Eh no! Queste persone sono anch’esse vittime, delle stesse armi e della stessa guerra che genera questo terrorismo, vittime dei trafficanti di esseri umani che sono gli stessi che finanziano l’Isis per l’acquisto delle armi ed infine vittime delle politiche di chiusura e repressione della libertà di movimento dell’unione europea. L’insediamento territoriale dell’Isis nell’area tra l’Iraq e la Siria e’ la principale conseguenza di quella maledetta guerra, da cui queste persone fuggono per poter vivere, i bombardamenti in nome della pace provocano stragi di civili ed e’ il piu’ grande aiuto che i governi Euro-americani forniscono all’Isis.

Eh no, i colpevoli non sono loro!

S.C. (Ass. Nabad Milano-progetto Spazio Mondi Migranti)

 

Basta stragi! Migrare per vivere non per morire!

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Marcia per ricordare ed esigere verità e giustizia per i nuovi desaparecidos, per i migranti morti e dispersi nel loro viaggio verso l’Europa.
PERSONE NON NUMERI!
Tutti i giovedì dalle ore 18.30 alle ore 19.30 in piazza della Scala a Milano ed in piazza Massimo a Palermo
Tutti i giovedì dalle ore 18 alle 19 in piazza Castello a Torino
Dal 29 ottobre tutti i giovedì dalle ore 20 alle ore 21 davanti teatro Vittorio Emanuele a Messina
Dal 5 novembre tutti i giovedì dalle ore 18 alle 19 in piazza S.S. Apostoli a ROMA
Dal 18 giugno del 2015 la Rete Milano Senza Frontiere organizza la Marcia dei Nuovi Desaparecidos.

Negli ultimi due mesi altre città, Palermo, Torino, Messina e Roma si sono unite a questa iniziativa. Riprendendo la modalità di protesta delle Madres de Plaza de Mayo dell’Argentina, tutti i giovedì, uomini e donne, migranti ed autoctoni, si ritrovano in 5 piazze italiane con in mano le fotografie di alcuni dei migranti dispersi, in particolare quelli provenienti dall’Algeria e dalla Tunisia. Da qualche anno i genitori dei migranti dispersi nel Mediterraneo dei due paesi citati prima si sono organizzati per esigere verità e giustizia, sulla sorte dei loro cari, sia dalle autorità dei loro paesi che dai governi europei.
Le morti e le stragi sono prevedibili, se non predeterminate, perché mancano canali regolari per arrivare in Europa in sicurezza. In questo continente mass media, politici e organizzazioni internazionali parlano di queste vittime come fossero solo numeri, descrivono la tragedia col linguaggio freddo e desensibilizzante della statistica. Quasi 27 mila morti accertati negli ultimi 15 anni. Solo 2800 nel 2015. Ma in realtà a morire sono molti di più di quelli che si riesce a verificare: si calcola che circa il triplo siano gli scomparsi in mare o nel deserto. Un bollettino di guerra! I morti a causa dei naufragi e le migliaia di dispersi lasciano un padre, una madre, una moglie, dei fratelli e sorelle, dei figli. È necessario sensibilizzare la società italiana ed Europea sulla tragedia che comporta il massacro in atto lungo le frontiere e il dolore che vivono le famiglie per la morte dei propri cari o l’angoscia per l’assenza di loro notizie.
Questa situazione sta creando, nella sponda sud del Mediterraneo, società malate di tristezza: con la morte dei loro giovani il tessuto sociale di interi villaggi si lacera; le famiglie degli scomparsi senza i corpi dei loro cari e quindi il riconoscimento ufficiale della morte, non possono neppure vedere riconosciuti diritti e sostegno dalle istituzioni. Per questa ragione le reti antirazziste e dei migranti di Milano, Palermo, Torino, Messina e Roma hanno deciso di dare un volto a queste vittime e voce in Europa alla protesta e al dolore dei loro parenti.
Non solo i morti e i dispersi in mare devono pesare sulla coscienza di chi potrebbe fare qualcosa ma non lo fa: i governi e le istituzioni europee. Anche la tragedia dei loro parenti è un carico di coscienza con cui la “civile” Europa deve fare i conti.
Facciamo appello a tutte le organizzazioni e associazioni laiche e religiose, ai sindacati confederali e di base, alle organizzazioni politiche, al mondo delle migliaia di volontari che in questi mesi hanno fatto tanto per aiutare chi riesce ad attraversare vivo il Mediterraneo a costruire nelle proprie città la Marcia dei Nuovi Desaparecidos. Così come è urgente accogliere i nuovi arrivati, allo stesso modo è necessario rendere visibile di chi la traversata di quel mare non è riuscito a superarla. Vogliamo dare visibilità anche alla lotta che i parenti dei migranti morti e dispersi stanno portando avanti per avere verità e giustizia e per far comprendere alla società italiana ed europea il dolore che essi vivono.
Denunciamo la responsabilità delle politiche migratorie dei governi europei, e la complicità degli Stati del Sud del Mondo, nel causare il genocidio in atto da vent’anni alle frontiere. È loro la responsabilità politica di queste vittime! Chiediamo l’istituzione di canali di ingresso garantito per chi scappa dalle guerre e dalla miseria.
Vi aspettiamo giovedì a Milano, Palermo, Torino, Messina e Roma.
E speriamo presto in altre città ancora!
RETE MILANO SENZA FRONTIERE
Per info: milanosenzafrontiere@gmail.com – Facebook: milanosenzafrontiere
Sostengono la Marcia a Milano: Comitato Nuovi Desaparecidos, Ass. Dimensioni Diverse, Convergenza delle culture, Arci Todo Cambia, Naga, Altra Europa, Arci Lesbica Zami, Arcobaleni in Marcia, Rifondazione Comunisti, Macao, CIG Arcigay Milano, Le Radici e Le Ali, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Associazione Rose di Damasco Onlus, Parallelo Palestina, Associazione Nabad onlus (progetto Spazio Mondi Migranti); Intersexioni, Arci Milano
PALERMO SENZA FRONTIERE
Per info: palermosenzafrontiere@yahoo.it – Facebook: Palermosenzafrontiere
Sostengono la Marcia a Palermo: Osservatorio Antidiscriminazioni Razziali Noureddine Adnane, Forum Antirazzista Palermo, Arci Palermo, Laici comboniani Palermo, Emmaus Palermo; Borderline Sicilia Onlus, Associazione Santa Chiara-Salesiani Santa Chiara; Comitato Antirazzista Cobas, Ciss-Cooperazione Sud Sud
TORINO
Per info: carovanemigranti@gmail.com – Facebook: CarovaneMigranti
La marcia è promossa dai partecipanti all’Assemblea Cittadina del 14 ottobre 2015
MESSINA SENZA FRONTIERE
Per info: Facebook: messinasenzafrontiere
Sostengono la Marcia a Messina: L’Africa Chiama, Arci Messina, Circolo Arci Thomas Sankara, Rap – Casa Rossa, Cambiamo Messina dal basso, Energia Messinese, Movimento 5 stelle Messina, Comunità di S.Egidio, La Comunità per lo Sviluppo Umano, Anymore.
ROMA SENZA FRONTIERE
Sostengono la Marcia a Roma: Casa Internazionale delle Donne, Comitato Verità e Giustizia Nuovi Desaparecidos, Archivio memorie migranti, Comunità di S. Paolo, Fondazione Nilde Iotti, Fondazione Centro Riforma dello Stato- Archivio Pietro Ingrao, Museo Storico della Liberazione, Lunaria, Coordinamento Eritrea Democratica, ADIF-Associazione Diritti e Frontiere, Campagna LasciateCIEntrare, Welcome All, Familiares Desaparecidos di Argentina, Cittadinanza e Minoranze, Wilpf, Gazzella Onlus, AltraMente, UDI nazionale, Senza Confine, Donne contro il razzismo, Rete internazionale Donne per la pace, Asinitas onlus, Progetto Diritti , CIPAX, Spazio comune-La sosta, Donne in Nero di Roma, Confronti, Associazione delle Donne Capoverdiane, Network of Eritrean Women, Volontari/e di Baobab

Tirocinio con Soleterre

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Diffondiamo questo messaggio ricevuto e rimaniamo disponibili per ulteriori chiarimenti o per metterVi in contatto con l’associazione in questione.

Gentilissimi,

Vi inviamo  le presentazioni dei prossimi corsi di formazione per cittadini stranieri che Soleterre realizzerà in convenzione con Comune di Milano, settore Lavoro e Formazione, con il supporto di JPMorgan.

Si tratta di due corsi gratuiti di 100 ore per addetti alle vendite e alla sicurezza (guardiania e portierato), finalizzati all’inserimento in tirocinio di quei partecipanti che si distingueranno per partecipazione, motivazione, qualità personali e degli apprendimenti. Si richiede un buon livello di italiano e il permesso di soggiorno.

L’inizio dei corsi è previsto non prima della seconda metà di settembre. 

Gli interessati, che possono inviare mail di richiesta di adesione e  CV a Soleterre all’indirizzo elena.zucchetti@soleterre.org, verranno sottoposti ad una prima selezione e poi invitati ad un colloquio motivazionale.

Grati se vorrete darne massima diffusione.

Cordiali saluti

Elena Zucchetti

“I costi dell’accoglienza? Undici euro all’anno per ciascun italiano”

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Salvare la vita di una persona che ha rischiato di affogare nel Mediterraneo è costato – a ciascun italiano – due euro l’anno.
L’operazione Mare Nostrum, che ha permesso di salvare oltre 150mila uomini, donne e bambini, ha avuto una spesa complessiva di circa 114 milioni di euro (9,5 milioni di euro al mese) ed è costata a ciascuno di noi l’equivalente di un caffè con cornetto al bar. Ancora meno onerosa la spesa per l’operazione Triton (3 milioni di euro al mese): circa cinquanta centesimi a testa all’anno.
A fare i conti in tasca agli italiani ci ha provato l’Ismu, istituto di ricerca con sede a Milano che da più di vent’anni studia i fenomeni migratori, con un’attenzione particolare ai numeri e alle statistiche. Questa volta i ricercatori di Ismu si sono concentrati sui costi degli ingressi irregolari via mare ed è bastato dividere il costo delle operazioni di salvataggio per i 60 milioni di cittadini (italiani e stranieri, ndr) che vivono nel nostro Paese.
C’è poi tutto il capitolo relativo ai costi dell’accoglienza. Tema particolarmente sensibile dal momento che i 35-40 euro al giorno spesi dallo Stato per offrire vitto, alloggio e servizi essenziali ai profughi sono stati spesso oggetto di polemiche e proteste. «Ipotizzando un costo tra i 35 e i 40 euro al giorno per 60mila persone all’anno, gli interventi di accoglienza impattano sugli italiani per circa 11 euro pro-capite all’anno», spiega Alessio Menonna, ricercatore di Fondazione Ismu che ha elaborato queste cifre. Importante precisare che i 35-40 euro giornalieri non finiscono affatto nelle tasche dei migranti. La quasi totalità di questa cifra serve a pagare il lavoro di operatori sociali e fornitori di servizi (vitto, alloggio, corsi di italiano e progetti di integrazione). Mentre solo una piccolissima parte, 2,50 euro al giorno, viene fornita sotto forma dipocket money, denaro che può essere utilizzato per piccole spese quotidiane. «Gran parte di queste risorse resta sul territorio: serve a pagare gli stipendi degli operatori e va a sostenere attività legate alla comunità» sottolinea Maurizio Ambrosini, docente di sociologia dei processi economici all’Università degli Studi di Milano. «In provincia di Varese, in un paese che ha accolto circa un centinaio di richiedenti asilo si sono creati una quindicina di posti di lavoro. Di cui beneficiano molti italiani», aggiunge Ambrosini. L’accoglienza, dunque, genera anche lavoro e reddito. A patto, ovviamente, che vengano rispettate tutte le leggi. «Il rispetto dei diritti umani è un impegno sancito nella Costituzione e in vari trattati. E i diritti devono essere garantiti a tutti».

Fonte: http://www.avvenire.it

SOSTEGNO A STAZIONE CENTRALE

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 TURNI DI RACCOLTA MATERIALE UTILE:

Ogni giorno, 7 giorni su 7, dalle 10 alle 13, raccolta materiale, direttamente in stazione Centrale a Milano

*MATERIALE*

*NO cibo cotto (pasta, riso etc) e NO lattine quali tonno e legumi *

– *Sì tutto il resto*: frutta, verdura, merendine, pane, omogeneizzati, plasmon etc INOLTRE tovaglioli, posate di plastica etc

– *MEDICINE E UTILE PER IL BAGNO* di ogni natura (shampoo, pannolini, creme, antizanzare, fazzoletti,etc.

– *VESTITI *(cappelli anche, ciabatte ed indumenti vari)

Organizzata raccolta materiale, per chi volesse partecipare contattare via mail:spaziomondimigranti@gmail.com

Bonus bebè: l’INPS ammette i rifugiati ma rimangono esclusi illegittimamente altri cittadini stranieri

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Bonus bebè: l’INPS ammette i rifugiati ma rimangono esclusi illegittimamente altri cittadini stranieri

ASGI “Va  esteso a tutte le categorie di cittadini stranieri così come previsto da prescrizioni paritarie definite nelle direttive europee”.

Dall’11 maggio 2015 è possibile fare richiesta del Bonus Bebè  previsto dalla Legge 23 dicembre 2014, n. 190 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (legge di stabilità per l’anno 2015)  .

Lo ha comunicato  con una  circolare  l’INPS che  ha correttamente aggiunto tra i beneficiari dell’assegno gli stranieri o apolidi regolarmente soggiornanti in Italia a cui è stata riconosciuto lo status di protezione internazionale (status di rifugiato e status di protezione sussidiaria),  con ciò disapplicando di fatto la Legge di Stabilità 2015 che non li includeva, così come richiesto dall’ASGI.

Mancano ancora all’appello, tuttavia, altre categorie di cittadini stranieri per le quali il diritto comunitario prevede parità di trattamento in materia di prestazione assistenziale: si tratta dei  familiari non comunitari di cittadini italiani o di altri Stati UE residenti nel territorio dello Stato e dei titolari di un permesso di soggiorno che dia diritto a poter lavorare in Italia ( i cd titolari  di “carta blu UE”) che devono essere inclusi tra i cittadini aventi diritto a richiedere la prestazione sociale se i possesso degli altri requisiti previsti dalla legge.

Al fine di evitare un  vasto contenzioso, l’ASGI aveva fatto pressanti richieste  di adeguamento della normativa, inviate sin dall’ottobre 2014 al Governo, al Parlamento, all’ UNAR e all’INPS. L’ Istituto solo nei giorni scorsi ha “risposto”, ma solo affermando che  sul tema era stata “inviata una  richiesta di parere al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ed al Ministero dell’Interno in ordine al riconoscimento della prestazione in oggetto a categorie di stranieri non espressamente indicate nel Decreto di attuazione del 27 febbraio 2015 “, dunque senza dare seguito alle richieste dell’associazione .

Con l’avvio della possibilità di richiedere il bonus è ora più che mai necessario un immediato adeguamento delle categorie di beneficiari che rischiano di non riuscire ad avere una corretta informazione  in tempo utile per presentare la domanda prima della scadenza del termine (entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo o entro il 27 luglio 2015 per il periodo tra il 1° gennaio 2015 e la data di entrata in vigore del D.P.C.M., il 27 aprile 2015).

Oltretutto la domanda, come avviene ormai per tutte le prestazioni INPS, deve essere presentata in via telematica e pertanto la impossibilità di indicare sulla schermata la qualità di soggetto titolare di permesso unico ex direttiva 2011/98 rischia di rendere ancora più difficile la tutela dei diritti.

In proposito ASGI ricorda ai cittadini stranieri illegittimamente esclusi dalla circolare INPS –  familiari non comunitari di cittadini italiani o di altri Stati UE residenti nel territorio dello Stato e dei titolari di un permesso di soggiorno che dia diritto a poter lavorare in Italia  –  che possono presentare domanda anche a mezzo raccomandata o PEC anche avvalendosi del sostegno del servizio antidiscriminazione dell’associazione.

Al fine di evitare contenziosi legali e  prevedibili procedimenti di infrazione da parte della Commissione europea, ASGI si auspica che vengano al più presto introdotte e diffuse le modifiche necessarie a ristabilire la parità di trattamento tra tutti i cittadini interessati, ricordando che le norme di diritto comunitario, direttamente applicabili,  prevalgono in caso di contrasto, sulle norme nazionali che devono essere disapplicate da qualsiasi organo della Pubblica Amministrazione e quindi anche dall’INPS.

Fonti: http://www.asgi.it/discriminazioni/bonus-bebe-stranieri-discriminazione/